Il 90% del commercio internazionale si sviluppa via mare e, in tale contesto, il Canale di Suez rappresenta uno degli snodi principali dei traffici marittimi mondiali. Solo nel 2019, per Suez sono transitate 1,2 milioni di tonnellate di merci e circa 19.000 navi, più di 50 al giorno.
Si pensi, inoltre, che ogni anno circa il 12% del commercio mondiale passa attraverso tale canale.
Dunque, la centralità del Canale di Suez negli scambi commerciali via mare è innegabile.
Tuttavia l’episodio della nave portacontainer Ever Given incagliata nello stretto del canale artificiale egiziano, tra il 23 e il 29 marzo 2021, che ha mandato in tilt il commercio marittimo mondiale, ha costretto il mondo a riaprire gli occhi su vecchie e nuove rotte della navigazione commerciale, con particolare riferimento alla Rotta Artica, che potrebbe nel tempo guadagnare competitività e offrire complementarità alle altre grandi vie marittime.
A seguito del progressivo scioglimento dei ghiacci, l’apertura di nuove rotte nel Polo Nord potrebbe modificare gli equilibri del commercio internazionale.
Attualmente, è impossibile comparare il quinto snodo commerciale al mondo – il Canale di Suez – con una rotta che oggi risulta agilmente percorribile per circa soli tre mesi l’anno.
Gli effetti del cambiamento climatico nel Polo Nord con l’attuale tendenza alla riduzione dei ghiacci, sebbene non auspicabili, potrebbero però portare a un incremento della percorribilità della rotta polare nei prossimi anni, fino all’ipotesi di praticabilità totale entro il 2040.
Tuttavia è difficile pensare che il Mediterraneo possa perdere la sua centralità, dal momento che ad oggi ospita un terzo dei servizi di linea mondiali del traffico container e che negli ultimi anni è stato primo per crescita degli scambi.