Il mondo nautico possiede le sue regole e tradizioni ben specifiche, tradizioni da rispettare in segno di buon auspicio. Chi è in possesso di una qualunque barca, chi lavora in mare nel settore dei trasporti o del turismo, sa bene l’importanza di certe regole e ha imparato a rispettarle.
Tutti coloro che hanno a che fare con questo mondo sostengono che ogni genere di barca, dalle navi enormi ai gommoni, merita di avere un nome ben preciso.
Il nome è un elemento importantissimo che deve esser deciso prima di solcare le acque con essa per la prima volta.
La tradizione marinara impone tante regole implicite ed esplicite, alcune necessarie alla sicurezza e alla buona riuscita della traversata e altre prettamente legate alle superstizioni e alle tradizioni.
Ogni imbarcazione deve avere un genere che prescinde dal suo nome.
Secondo la tradizione, le barche della Marina militare sono “maschi”, quelle mercantili sono “femmine”.
Il motivo per il quale la tradizione spinge ad assegnare nomi femminili alle barche è legato alla storia.
Infatti, già in antichità e in tempi molto lontani, si usava assegnare nomi femminili alle imbarcazioni per un motivo specifico.
Per i marinai la propria imbarcazione era in possesso di un’anima, era una vera e propria entità.
Dare un nome da donna significava conferirle sicurezza e fortuna, la presenza di un’entità femminile era rassicurante, sinonimo di protezione, una presenza confortante.
La presenza di una donna in carne ed ossa, invece, era di cattivo auspicio.