Per le navi mercantili e le unità da diporto non vi è sostanzialmente una regola: i nomi potranno essere altisonanti, simpatici, storici, geografici, tratti da opere letterarie, familiari, derivanti da sigle o acronimi... chi più ne ha più ne metta.
L'unico limite, direi, è rappresentato dal buon gusto e dalla decenza.
Per le unità militari, il discorso cambia e - ove più ove meno - i nomi sono riferiti a personaggi o luoghi storici, battaglie, animali marini, pesci (soprattutto per i sommergibili); i nomi delle navi militari - spesso - ripetono i nomi di unità storiche dal passato spesso glorioso.
Un esempio per tutti è quello dell'U.S. Navy che - sino agli anni Settanta - per l'onomastica delle proprie navi si regolava come di seguito indicato:
- Portarerei: battaglie e navi storiche (più raramente, personaggi storici)
- Corazzate: Stati dell'Unione
- Incrociatori: Città
- Caccia e caccia di scorta: decorati ed eroi della Marina
- Sommergibili: pesci e altre creature marine
- Navi da sbarco (ma non tutte) contee degli USA
Per quanto riguarda la Marina Militare Italiana, i criteri sono analoghi ,ma più elastici.
Pensa, ad esempio alle fregate classe "Maestrale", che riprendono i nomi dei quattro ct della seconda metà degli anni Trenta Maestrale, Grecale, Libeccio e Scirocco, di tre ct più vecchi (Espero, Euro e Zeffiro) e di un avviso scorta (Aliseo).
Doria e Duilio sono tipici della tradizione onomastica navale italiana (non solo militare ma anche per le navi passeggeri); i sommergibili hanno avuto, in passato, nomi di battelli della seconda guerra mondiale e - più recentemente - dai "Sauro" in avanti si è iniziato anche ad attribuire nomi di comandanti di sommergibile della seconda guerra mondiale.
Anche le altre principali marine mondiali seguono criteri analoghi: la Marina russa, ad esempio, ha o ha avuto in servizio un Piotr Velickyi (Pietro il Grande), un Dimitrj Donskoj e un Aleksander Nevskij (tutti zar): non parliamo della Marina britannica - più che tradizionalista in questo campo...
La Royal Navy, specie in passato, si è distinta per assegnare a classi di navi particolarmente numerose nomi "alfabetici", ossia tutti con la stessa iniziale.
Ciò, naturalmente, portava ad avere nella stessa classe nomi di città, di persone, di animali, di armi ecc.
Storicamente, come nasce la necessità di intitolare le imbarcazioni (oltre a quella semplice e concreta della loro individuazione)?
Il discorso non è soltanto di ordine pratico, ma anche affettivo e - direi quasi - "umanizzante".
Da sempre l'uomo ha avuto con la nave un rapporto che trascende da quello con un semplice prodotto della tecnica: la nave o l'imbarcazione sono considerate spesso "umane" già in opere dell'antichità classica, e abbiamo documenti che attestano che già le navi romane del II° secolo a.C. avevano nomi riferiti a qualità marziali o, più semplicemente, beneauguranti.
Le galere della battaglia di Lepanto avevano tutte nomi che - per entrambi gli schieramenti - facevano riferimento alle fedi religiose delle due parti contrapposte.
Nel mondo anglosassone, patria della moderna cultura navale, la "nave" è di genere femminile e ci si riferisce ad essa come "she" e non come "it": un antico adagio recita pressappoco che gli uomini possono perdere la testa per una nave o una barca esattamente come può accadere nei confronti di una donna...
E' possibile cambiare il nome "in vita"?
E' mai accaduto?
E' una pratica abbastanza comune, specie dopo un passaggio di proprietà (per navi mercantili e imbarcazioni da diporto), che richiede però opportuni adempimenti burocratici - come spiegato da STV(CP) - essendo la nave o l'imbarcazione un bene mobile registrato.
Similmente, quando una nave militare viene ceduta o venduta ad una Marina estera, quasi sempre ha il nome cambiato secondo le tradizioni onomastiche della Marina ove va a prestare il nuovo servizio.
Tuttavia, in particolare per le navi mercantili e le imbarcazioni da diporto, una tradizione non scritta vuole che il cambio di nome sia in qualche modo malaugurante...