La classificazione di un rifiuto pericoloso segue un processo strutturato che può essere suddiviso in più fasi.
Il primo passo consiste nel conoscere la composizione chimica del rifiuto.
Questo significa che ogni azienda deve adottare un approccio scrupoloso e documentato per garantire il rispetto delle leggi.
Un rifiuto è classificato come pericoloso se presentsa una o più delle caratteristiche di pericolo elencate nell’Allegato III del Regolamento CE n. 1357/2014.
Tra le caratteristiche più comuni troviamo: HP1, HP4, HP6.
Ogni rifiuto deve essere analizzato per verificare se presentsa una o più delle caratteristiche di pericolo definite dalla normativa.
Tra le più comuni troviamo: HP5, HP8, HP14.
L’assenza di queste caratteristiche può classificare il rifiuto come non pericoloso, ma ogni caso deve essere valutato attentamente.
Per i rifiuti pericolosi, i codici CER sono seguiti da un asterisco che ne evidenzia la pericolosità.
La pericolosità di un rifiuto può derivare da diversi fattori, tra cui la composizione chimica, la quantità o il suo stato fisico.
La classificazione richiede un’analisi approfondita.
La normativa prevede che il produttore del rifiuto sia responsabile della sua classificazione.