Il faro diventa allora simbolo di chi si sforza di vedere dall’Alto la propria esistenza, con lo sguardo mistico del cuore, oltre l’orizzonte della terra, là dove il mare si posa nel talamo del cielo. Per questo in esso convergono tre diversi mondi: quello terreno, simbolo della natura umana; quello marino, simbolo del caos originario; quello celeste, simbolo di Dio e dell’ordine cosmico. Il faro assume un diverso significato che va dalla semplice luce nella notte a quello della luce della fede, quella luce capace di illuminare le notti dello spirito. Per ciascuno il faro è una luce sicura, capace di riorientare la rotta, specie nelle notti burrascose della vita. Esso diventa allora simbolo di una presenza “salda”, come la roccia sulla quale si “erge come l’ultimo / avamposto di frontiera”, ovvero come l’estremo punto di riferimento, oltre il quale si rischia il naufragio. Il faro, diventa “sentinella dell’aurora”, capace cioè di accendere, nell’orizzonte sconfinato della memoria, la luce della speranza, magari un po’ corrosa dalla salsedine del tempo, ma pur sempre luce in grado di illuminare il ricordo di Dio, in quelle zone buie, agitate ed estreme del cuore, là dove Dio, appare piccolo come un puntino, ma estremamente significativo “per i nomadi del cielo”.