Il carburante per le navi, il cui valore attualmente si aggira sui 500 dollari a tonnellata e che incide per il 40% sui costi operativi, subirà un rincaro di circa il 50%, vale a dire circa 250 dollari.
Imo 2020 sarà una rivoluzione che inevitabilmente porterà disagi e avrà riflessi anche sui noli per il trasporto via mare delle merci.
Dei circa 180 milioni di tonnellate di heavy fuel oil che venivano consumate dalle navi ogni anno, circa 140 milioni diventeranno very low sulphur oil, mentre 40 milioni di tonnellate saranno i consumi di marine gasoil previsti.
Per l’industria del trasporto marittimo si tratterà di un aggravio di circa 47 miliardi di dollari, costi che non tutte le società armatoriali, specie le più piccole, riusciranno a ribaltare sui clienti.
Un’altra delle misure atte a compensare gli extra costi derivanti dall’uso del nuovo e più caro carburante pulito è un’ulteriore riduzione della velocità di servizio delle navi, il cosiddetto slow steaming.
Quel che pare certo è che prima o dopo quei quasi 50 miliardi di extra costi attesi andranno a pesare sulle tasche dei consumatori finali.
Le navi inizieranno a imbarcare il nuovo bunker a basso tenore di zolfo dal prossimo mese di novembre.
Solo da fine 2020 in poi si potrà avere un’idea chiara di quale sarà nel lungo termine il prezzo del very low sulphur oil.
Attualmente l’80% delle vendite riguarda l’heavy fuel oil e il 15% il marine gasoil, mentre dal prossimo anno secondo le nostre previsioni l’Hfo sarà il 20% del bunker consumato, 30% sarà il marine gasoil, 45% il very low sulphur oil e il rimanente 5% sarà rappresentato da navi che non si adegueranno alle nuove regole.
Tra gli effetti sul mercato del Low Sulphur Cap il gruppo Cosulich si aspetta anche un cambio delle rotte del carburante navale che dalle raffinerie europee veniva fino a oggi trasportato verso l’Asia, mentre un domani gli approvvigionamenti arriveranno da Cina e Corea.