I catamarani sono molto spaziosi, comodi e quando si naviga con venti sostenuti non si inclinano e non strozzano.
Partiamo da un concetto base: considerato che il catamarano dispone di due motori entrobordo (uno per scafo), la distanza tra le due eliche fa sì che la manovrabilità sia migliore rispetto a una barca a motore con le eliche ravvicinate.
Siete mai stati in canoa o kayak?
Se si, vi ricorderete che per ruotare su voi stessi vi basta remare da un lato in avanti e alternare pagaiate in senso inverso dall’altro lato.
Lo stesso accade per i catamarani: innestando la marcia avanti sul motore di uno scafo e la marcia indietro sull’altro, il catamarano ruota su sé stesso.
Una caratteristica che rende più semplice ormeggiare e disormeggiare in spazi ristretti.
Il pescaggio ridotto e l’assenza di bulbo infine riduce di molto il rischio di toccare il fondo in caso di acque basse o di secche e oggetti semi-sommersi.
Come anticipato, il catamarano non si comporta come un monoscafo in manovra.
Vediamo i punti che potrebbero invece costituire un problema per chi si è avvicinato da poco ai multiscafi.
Bisogna tenere conto, innanzitutto, che la maggioranza dei catamarani ha le eliche a poppa, e non a prua, del timone e quindi sia il perno di rotazione della barca che l’effetto del flusso dell’elica sui timoni cambia rispetto al mondo dei monoscafi.
Occhio alle trappe degli ormeggi.
Con le eliche a poppa è facile la cima si ingarbugli in esse.
Altro punto a cui prestare attenzione è la maggiore superficie esposta al vento in fase di manovra.
L’opera morta degli scafi, la tuga, addirittura il flybridge in alcuni modelli fa sì che i metri quadri che la barca offre al vento siano superiori rispetto a quelli di un monoscafo di eguale dimensione.
Va aggiunto inoltre il minor effetto di contrasto allo scarroccio derivante dal pescaggio ridotto.