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Quali zone FAO evitare?

Raffaella Gentile
Raffaella Gentile
2025-08-29 19:29:10
Numero di risposte : 8
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Le Zone Fao sconsigliate, ovvero quelle in cui il mare è più inquinato, sono: FAO 61, 67. Tra le zone sovrasfruttate per il tonno pinna gialla figura invece l'Oceano Indiano con le zone 51 e 57. Le zone FAO aiutano a monitorare gli stock ittici, ogni area ha una diversa biodiversità marina con differenti specie ittiche che la abitano e sono utilizzate anche dai pescatori e dalle aziende ittiche per identificare le aree più sicure per la pesca e rispettare le norme internazionali. La FAO ha suddiviso in 18 aree principali i mari del mondo per scopi statistici e per una corretta gestione delle risorse. Ogni area è regolamentata dalle normative internazionali per prevenire la pesca eccessiva e assicurare la riproduzione delle specie.
Erminio Ricci
Erminio Ricci
2025-08-29 18:20:17
Numero di risposte : 4
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Da evitare, invece, sono le zone Fao 61, 67, 71, che corrispondo a buona parte dell’Oceano Pacifico. Il problema del tonno riguarda tutti i pesci di grande taglia, che concentrano nella carne una considerevole percentuale di metalli pesanti. Il tonno che vive in acque molto inquinate assorbe da esse una considerevole quantità di mercurio e diossine, sostanze responsabili dell’aumento dei radicali liberi nell’organismo umano, che possono intaccarne le cellule. Tra le migliori zone Fao di pesca appare anche il nostro mar Mediterraneo, indicato col numero 37. Il venditore è obbligato a certificare la provenienza qualora gli venga chiesta. Se si è abituati a consumare tonno spesso e in ambienti dov’è più difficile conoscerne la provenienza, è possibile effettuare esami del sangue specifici, per rilevare il livello di mercurio nell’organismo.
Domingo Sanna
Domingo Sanna
2025-08-29 16:18:28
Numero di risposte : 16
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La zona 61 è quella dove si trova il Giappone e da lì arrivano oltre 21 milioni di chili di pesci, crostacei e molluschi. Il Giappone ha comunicato che l’unico elemento che non può essere rimosso del tutto dall’acqua radioattiva è il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. La decisione di riversare nell’Oceano Pacifico 1,25 milioni di tonnellate di acqua conservata in più di mille grandi cisterne è molto contestata dagli ambientalisti oltre che dai paesi vicini al Giappone, come Cina e Corea del Sud. Proprio in ragione del pericolo per la salute e per l’economia legata alla pesca. In ragione di ciò, è prudente verificare la zona di pesca FAO dell’alimento che si sta acquistando, considerando il fatto che questa procedura durerà circa 10 anni.
Giuseppina Giuliani
Giuseppina Giuliani
2025-08-29 16:17:02
Numero di risposte : 7
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Le zone di pesca da evitare a tutti i costi sono la zona FAO 51 e la FAO 71. La zona FAO 51 corrisponde all’Oceano Indiano Occidentale, mentre la seconda al Pacifico Centro Occidentale. Nel primo caso parliamo di una delle zone, anche di terra ferma, più inquinate al mondo. Di conseguenza anche la qualità del pesce pescato in queste otto sottozone non è tra le più consigliate. Attenzione anche alla zona 57, posta di fianco alla 51 si tratta della zona dell’Oceano Indiano Orientale, la situazione è sicuramente migliore ma conviene comunque evitare. E sempre di inquinamento si parla quando ci si riferisce alla zona FAO 71. Si tratta della zona del Pacifico centro occidentale, per intenderci quella che bagna il Giappone e la parte nord dell’Australia. Si tratta di una delle zone più pescose, ma anche in questo caso anche una delle più inquinate, in particolare a causa dello sversamento in mare delle radiazioni provenienti dalla centrale di Fukushima distrutta dal terremoto/maremoto del marzo 2011. Lo sversamento in mare delle acque radioattive accumulatesi in questi anni è iniziato nel 2023 e per quanto le autorità garantiscano l’affidabilità del pescato della zona, la FAO continua a sconsigliare l’acquisto di pesce proveniente da qui.
Elena Verdi
Elena Verdi
2025-08-29 15:57:44
Numero di risposte : 11
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Le zone Fao da evitare per la scelta del tonno sono quelle identificate dai numeri 61, 67, 71, che corrispondono a buona parte dell’Oceano Pacifico. Il tonno che vive in acque molto inquinate assorbe da esse una considerevole quantità di mercurio e diossine, sostanze responsabili dell’aumento dei radicali liberi nell’organismo umano, che possono intaccarne le cellule. Le zone Fao che hanno i livelli maggiori inquinamento e che quindi sarebbe meglio evitare sono quelle identificate dai numeri 61, 67, 71. La Fao ha suddiviso le acque in cui è possibile pescare in zone numerate dall’1 all’88. Ognuna di queste zone viene periodicamente analizzata e messa in confronto con le altre per il suo livello di inquinamento. Questo parametro infatti influenza fortemente la qualità di vita dei pesci e di conseguenza sul pescato che viene utilizzato a scopo alimentare.
Lina Costantini
Lina Costantini
2025-08-29 14:43:31
Numero di risposte : 8
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Ci sono zone FAO poco inquinate come ad esempio la 37, ovvero il Mediterraneo. Si tende comunque a sconsigliare di acquistare pesce che arrivi dalle zone FAO 61, 67 e 71, altamente inquinate a causa del disastro nucleare di Fukushima avvenuto l’11 marzo del 2011. È essenziale indicare la zona FAO, la sottozona o la divisione in cui il pesce è stato pescato. Queste aree offrono un equilibrio di temperatura, salinità e biodiversità che favorisce lo sviluppo di specie ittiche pregiate e di alta qualità. L’etichetta deve specificare il metodo di produzione con termini come “pescato”, “pescato in acque dolci” o “allevato”, fornendo chiarezza sulla provenienza del prodotto. Un’etichetta ben compilata non solo ci informa sulla qualità e origine del prodotto, ma ci permette anche di fare scelte più consapevoli. In Italia, queste informazioni devono corrispondere al Decreto del Ministro delle Politiche Agricole n. 19105 del 22 settembre 2017.
Loretta Martini
Loretta Martini
2025-08-29 14:31:09
Numero di risposte : 11
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Da evitare, invece, sono le zone Fao 61, 67, 71, che corrispondo a buona parte dell’Oceano Pacifico. Il tonno che vive in acque molto inquinate assorbe da esse una considerevole quantità di mercurio e diossine, sostanze responsabili dell’aumento dei radicali liberi nell’organismo umano, che possono intaccarne le cellule. Il problema del tonno riguarda tutti i pesci di grande taglia, che concentrano nella carne una considerevole percentuale di metalli pesanti.