Il cambiamento climatico colpisce anche il mare, particolarmente sensibile ai suoi effetti.
E in particolare, quest’anno a fare i conti maggiori con le ondate di calore e l’innalzamento continuo delle temperature è il Mare Adriatico.
L’Adriatico è particolarmente vulnerabile a causa della sua conformazione semi-chiusa e delle acque relativamente poco profonde, che si riscaldano più rapidamente rispetto ad altri bacini.
Negli ultimi decenni, si è osservato un aumento della temperatura dell’acqua di circa 0,4-0,5°C per decennio, con valori attuali che superano i 28°-29°C durante l’estate.
Questo riscaldamento contribuisce al degrado degli ecosistemi costieri e defavorisce la proliferazione di specie aliene invasive, come il granchio blu e l’alga tossica, che possono danneggiare gli ecosistemi marini e la salute umana.
Inoltre, l’Adriatico sta sperimentando fenomeni come le ondate di calore marine e l’intrusione salina, che possono alterare gli equilibri ecologici e compromettere le risorse idriche costiere.
I cambiamenti climatici stanno avendo un impatto significativo sull’Adriatico, con conseguenze sia ecologiche che economiche.
La diminuzione della biodiversità marina e l’aumento delle specie aliene minacciano le risorse ittiche e i servizi ecosistemici.
L’intrusione salina, causata dall’innalzamento del livello del mare e dalla diminuzione degli apporti fluviali, può contaminare le falde acquifere costiere, compromettendo la disponibilità di acqua dolce per l’uso umano e agricolo.
Inoltre, l’acidificazione dell’oceano e la deossigenazione delle acque stanno ulteriormente stressando gli ecosistemi marini, rendendo l’ambiente meno ospitale per molte specie.
Attualmente, la temperatura superficiale estiva del Mar Adriatico supera spesso i 28°C, mentre 20-30 anni fa era generalmente tra 26-27°C.
L’aumento della temperatura è stato di circa 0,4°-0,5°C per decennio, un dato che riflette l’impatto dei cambiamenti climatici sulla regione.
Gli effetti sull’uomo includono un aumento dei casi di intossicazione alimentare dovuti a specie tossiche come l’alga Ostreopsis ovata.
Questo fenomeno può causare problemi respiratori e cutanei tra i bagnanti.
Inoltre, l’intrusione salina nelle falde acquifere costiere può rendere l’acqua non potabile e danneggiare le colture agricole, mettendo a rischio la sicurezza alimentare e l’approvvigionamento idrico della regione.
Il riscaldamento del mare contribuisce a fenomeni atmosferici estremi, come tempeste più frequenti e intense, e a cambiamenti nelle precipitazioni.
L’Adriatico, in particolare, sta sperimentando una diminuzione delle precipitazioni, con stagioni primaverili e estive più secche e una maggiore intensità delle precipitazioni in autunno e inverno.
Questo può portare a problemi di gestione delle risorse idriche e aumentare il rischio di inondazioni costiere.
Le proiezioni climatiche indicano un ulteriore aumento delle temperature marine, con un riscaldamento medio annuo previsto fino a 1,9°C entro il 2050 rispetto ai valori attuali.
Ci si aspetta anche un aumento dell’acidificazione e una riduzione dell’ossigeno disciolto nelle acque, che possono influenzare negativamente la biodiversità e la produttività marina.
La riduzione del carico di nutrienti, dovuta a una diminuzione delle portate fluviali, porterà a un’ulteriore oligotrofizzazione, l’impoverimento cioè di sostanze nutritive dell’ecosistema dell’Adriatico.