I container tendono ad affondare e depositarsi sul fondale marino.
La velocità con cui affondano dipende da diversi fattori, tra cui il peso e le dimensioni del carico perso, il grado di danneggiamento, nonché la temperatura delle acque e la presenza di forti correnti.
In alcuni casi, i carichi possono affondare rapidamente, mentre in altri casi potrebbe essere necessario anche diverse settimane e le correnti potrebbero trasportare il carico lontano dal punto di caduta.
Il mancato ancoraggio corretto e la messa in sicurezza del carico, insieme alla sottostima del peso effettivo dei container per ridurre i costi di trasporto e una potenziale errata disposizione e stoccaggio a bordo, spesso per accelerare il processo di carico delle merci, sono tra i principali fattori che aumentano l'instabilità del carico trasportato e, di conseguenza, il rischio di scivolamento in mare.
A questi fattori si aggiungono i repentini cambiamenti climatici e le tempeste, durante le quali onde, anche con altezze superiori ai 10-15 metri, possono colpire violentemente la nave cargo, causando la perdita in mare delle merci poco stabili a bordo.
La perdita di container in mare può derivare da diverse circostanze.
Il caso dell’incidente di Baltimora è un'eccezione, poiché la caduta dei container è stata causata dall'impatto con un'infrastruttura, il ponte Francis Scott Key.
Questo genere di incidenti non avviene in mare aperto, anche se le collisioni tra navi cargo e altre imbarcazioni possono essere una causa.
Nella maggior parte dei casi, la caduta dei container dai ponti delle navi cargo è il prodotto di due fattori: l'errore umano ed eventi meterologici come le tempeste.