L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha definito ecoturismo: Viaggi ecologicamente responsabili verso le aree naturali, al fine di godere e apprezzare la natura che promuovono la conservazione, hanno un basso impatto sul visitatore e prevedono un coinvolgimento socio-economico beneficamente attivo delle popolazioni locali.
Il termine ecoturismo fu coniato nel 1988 dall’architetto messicano Hector Ceballos-Lascurain nel seguente modo: Viaggiare in aree naturali relativamente indisturbate o incontaminate con lo specifico obiettivo di studiare, ammirare e apprezzare lo scenario, le sue piante e animali selvaggi, così come ogni manifestazione culturale esistente delle aree di destinazione.
L’ecoturismo è uscito dalla ristretta visione che lo definiva solamente come turismo ecologico, per assumere una fisionomia più complessa e moderna: oltre ad essere una risorsa economica in crescita, esso riguarda anche le comodità desiderate dal viaggiatore, oltre che il rispetto e la tutela delle diverse comunità toccate e dell’ambiente.
L’ecoturismo è un turismo naturalistico che si associa alle aree naturali, mentre, a differenza del turismo sostenibile, non si pratica nelle grandi città.
Inoltre, il turismo sostenibile si concentra sulla sostenibilità e sul rendere i viaggi meno dannosi.
Pertanto, esso può includere un numero maggiore di diversi tipi di viaggio verso una più ampia varietà di località.
Al contrario, l’ecoturismo si concentra maggiormente sulla natura e sulla conservazione.
Ecoturismo significa quindi organizzare un viaggio in un’ambientazione naturale, in un parco, in montagna o, ancora, in campagna o in un bosco.