Su 260 punti campionati lungo tutto il litorale italiano, sono 105 – pari al 40% – i campioni di acqua analizzata risultati inquinati con cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge.
Sono stati considerati, come «inquinati» i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia e «fortemente inquinati» quelli che superano di più del doppio tali valori.
Ebbene, dei 105 campioni di acqua risultati con cariche batteriche elevate, ben 86 (ovvero l’82%) risultano «fortemente inquinati».
Basta consultare la tabella per rendersi conto che la situazione sia a tratti disperata nel Lazio, in Calabria, Sicilia e Campania.
In quest’ultima regione sono i rifiuti a regnare sulle coste.
Su 30 punti monitorati, in 28 è stata trovata monnezza di ogni genere.
A farla da padrona è la plastica, presente nel 100% dei casi; segue il vetro, ma anche carta e rifiuti vari.
In alcuni casi si tratta davvero di discariche a cielo: pneumatici, rifiuti ingombranti e addirittura cartucce di fucile.
C’è da stupirsi?
Probabilmente no, se si considera che nel suo viaggio Legambiente ha raccolto di tutto: assorbenti, blister, salviette ma, soprattutto, cotton fioc (in 46 spiagge monitorate ne sono stati trovati quasi 7mila).
Spostiamoci ora nel Lazio.
Qui, denuncia l’associazione, «non c’è alcun segno di miglioramento, anzi le cose peggiorano di anno in anno».
A guidare la poco lusinghiera classifica ci sono la foce del Fosso Grande ad Ardea e la foce del fiume Marta a Tarquinia che per l’ottavo anno consecutivo risultano «fortemente inquinati».
A seguire (settimo anno consecutivo) la foce del rio Santacroce di Gianola (a Formia), la Foce fiume Tevere a Ostia (sesto anno).
E Roma e provincia?
Allarme rossissimo: «quasi ogni fiume o rivolo scarica materiali fecali».
Senza dimenticare il pericolo di un allevamento di «cozze nucleari» a Minturno a causa di un progetto, già presentato alla Regione, che potrebbe avere, a detta di Legambiente, effetti devastanti sulla biodiversità e sulla stessa salute umana.
In Calabria va meglio?
Niente affatto: soltanto in sette punti rispetto ai 24 monitorati, i tecnici di Legambiente non hanno trovato rifiuti.
Hanno invece riscontrato un po’ dappertutto un mare pesantemente inquinato tanto che, paradossalmente, i calabresi sono “costretti” a ringraziare il lungo periodo di siccità che ha ridotto l’apporto idrico, e di conseguenza l’immissione a mare, di molti degli storici punti critici presenti lungo le coste.
Non che il Centro e il Nord siano immuni da rifiuti e mare inquinato.
In Liguria anche mete turistiche come Pietra Ligure risultano inquinate, mentre in Toscana i tecnici hanno raccolto una mole a dir poco spaventosa di grumi di materiale schiumoso lungo le spiagge: 350 kg.