Forse per questo le barche hanno nomi di donna, perché spingono l’uomo alla rischiosa avventura dell’uscire da se stesso.
L’eroe, durante il suo avventuroso viaggio, è rimasto ancorato a se stesso grazie agli incontri con le molte donne umane, divine, principesse e maghe, testimoni dell’antica sapienza femminile della tessitura, l’arte di intrecciare trama e ordito dove ogni nodo è un frammento di vita dell’intero tessuto.
La vita è il «tessuto» che emerge dal viaggio della nostra navetta in un mare di cose e persone: l’intreccio, più o meno complesso che sia, è la nostra stessa esistenza.
Ulisse è un «tessuto» di incontri: diventa se stesso grazie ai legami stretti, anche e soprattutto, con le donne che incontra in viaggio.
Eppure Penelope è non solo capace di ingannare tutti i pretendenti che vogliono prendersela per usurpare il trono di Ulisse, ma tiene testa anche a lui, riconoscendolo solo dopo averlo messo alla prova: senza di lei Ulisse non può veramente tornare.