L'ormeggio in banchina, tipicamente con legatura a bitte e anelli, è propriamente detto attracco ed in genere si effettua unitamente ad operazioni di sbarco/imbarco che condizionano le modalità di immobilizzazione del natante.
Tuttavia, il termine attracco è diffuso per la marineria commerciale mentre per il diporto, in cui si usa anche fissare la nave a gavitelli o corpi morti, si parla comunemente di ormeggio.
Nel 2014, in Costa Azzurra, per risolvere i problemi della scarsità di posti barca nei porti del Mediterraneo e della protezione dei fondali marini, il governo Francese ha sperimentato il Waterlily una piattaforma a forma di fiore di loto, in grado di ormeggiare 16 barche tra i sei e i 12 metri, utilizzando un solo ancoraggio anziché il massimo di 16 e riducendo gli spazi d'ingombro.
L'ormeggio ad una banchina può essere di fianco, di poppa o di prua.
L'ormeggio ad una boa è assicurato da prua per mezzo della catena dell'ancora o di un robusto cavo passato a doppino sul grosso anello o sul maniglione presente sulla parte superiore della boa.
Nell'ormeggio a due boe, la nave oltre ad essere ormeggiata ad una boa a prora, è ormeggiata ad una boa a poppa per mezzo di uno o più cavi passati a doppino.
L'ormeggio ad un corpo morto è assicurato per mezzo di un robusto cavo ancorato al corpo morto sul fondo: tale cavo viene dato volta alle bitte di bordo.
Le manovre di ormeggio comprendono: la decelerazione di avvicinamento, la presentazione dell'imbarcazione con il lato o i lati da fissare in sosta, l'eventuale aggancio o fissaggio alle strutture stabili.
L'ormeggio può essere assistito da terra e dal mare: soprattutto per la presentazione del natante si utilizzano risorse esterne all'imbarcazione che vanno dall'ormeggiatore che corre a fissare le cime o gomene che gli sono lanciate da bordo, al gommone o al rimorchiatore che tirano l'imbarcazione o la spingono lateralmente puntando opportunamente le loro prue sullo scafo da ormeggiare.